La distesa bianca e candida della calotta glaciale della Groenlandia, la seconda più grande della Terra, al confine occidentale viene interrotta da una misteriosa “dark zone”. Osservare la calotta glaciale della Groenlandia dall’alto significa perdersi in una vasta e, apparentemente, ininterrotta distesa bianca. Ma nei mesi estivi, il bianco candido del confine occidentale della calotta è interrotto da una misteriosa “dark zone”, una macchia nera che sembra essersi allargata negli ultimi anni.

In cosa consiste la misteriosa “dark zone” della Groenlandia? Lo studio:

Un nuovo studio offre una spiegazione del fenomeno, e attribuisce la colpa alla crescita di impurità come le alghe, sul ghiaccio. “La ‘dark zone’ è ricoperta da uno strato finemente distribuito di polvere e carbone nero, sostanze che forniscono nutrimento per le alghe scure”, ha dichiarato uno degli autori dello studio, Alun Hubbard, professore al centro di ricerca norvegese Norway’s Centre for Arctic Gas Hydrate, Environment and Climate.

La crescita di queste alghe scure sulla calotta della Groenlandia, la seconda calotta glaciale più grande della Terra, riduce significativamente la riflessività della sua superficie, contribuendo allo scioglimento dei ghiacci.

Le alghe scure sui ghiacciai, provocano lo scioglimento della calotta più di quanto facciano la polvere o le particelle di carbonio.che si sta velocemente espandendo

La calotta glaciale, infatti, ricopre più dell’80 per cento della massa terrestre della Groenlandia, circa 1,7 milioni di chilometri quadrati, che equivale a una superficie tre volte più grande del Texas, secondo il sito di raccolta di dati per la ricerca National Data and Ice Data Center.

Il ghiaccio della calotta glaciale della Groenlandia è spesso quasi due chilometri in media e costituisce l’8 per cento dell’acqua dolce che esiste nel mondo. Se i suoi ghiacciai si sciogliessero completamente, il livello del mare aumenterebbe di circa 7 metri, secondo la NASA.

Ma perché la riduzione della calotta glaciale della Groenlandia è notevolmente accelerata negli ultimi decenni?

La neve e il ghiaccio sono molto riflettenti, cioè riflettono più energia solare di quella che assorbono. La “dark zone”, tuttavia, è meno riflettente e, assorbendo più energia solare, accelera il processo di scioglimento dei ghiacciai. Per questo motivo, la “dark zone” della Groenlandia è diventata il punto focale di alcune ricerche recenti.

Hubbard e i suoi colleghi si sono recati in Groenlandia nell’agosto del 2014. E per scattare le immagini ad alta risoluzione di una sezione della “dark zone” hanno usato un drone.

Le macchie scure sono create dai crepacci e dalle pozze di acqua create dal disgelo.

Ma i ricercatori hanno potuto osservare anche che la maggior parte delle superfici scure erano rivestite di alghe, polvere e fuliggine.

I risultati della ricerca di Hubbard e i suoi coautori sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Communications a marzo 2018, in cui gli scienziati hanno scritto che le cause della crescita di alghe e della presenza di impurità nella calotta glaciale non sono state ancora completamente comprese.

Le alghe hanno bisogno di nutrienti e cibo, essenzialmente polvere, carbonio organico e acqua”, ha spiegato Hubbard nel suo articolo. “Durante l’estate, questi nutrienti abbondano e la crescita delle alghe è molto facilitata”.

Dal momento che le alghe sono di colore scuro, rinforzano la ‘dark zone’”, ha infine detto Hubbard. 

FONTE https://www.tpi.it/2018/04/13/scioglimento-ghiacciai-groenlandia/

DA RICORDARE

Pagina 18 del documento ‘POSSEDERE IL TEMPO NEL 2025’

Tit. orig. “The Weather as a Force Multiplier: Owning the Weather in 2025” traduzione FEB2014 a cura di nogeoingegneria.com

Sono già state studiate numerose tecniche di dispersione, ma la più conveniente, sicura ed efficiente risiede nell’utilizzo degli scarichi dei jet che generano particelle di carbone mentre volano attraverso l’aria nostro obiettivo. Questo metodo si basa sull’iniezione di combustibile liquido di idrocarburi nella combustione dei gas di scarico. Questo metodo di generazione diretta è stato considerato più desiderabile di altri metodi plausibili (per es. il trasporto all’altitudine desiderata di grandi quantità di polvere di carbone precedentemente prodotta e opportunamente dimensionata). Lo studio della polvere di carbone dimostra che l’incremento di precipitazioni di piccola scala è possibile ed è stata sperimentata con successo a certe condizioni atmosferiche. Da quando le ricerche sono state condotte, almeno per quanto sappiamo, non c’è stata nessuna applicazione militare di questa tecnologia. Tuttavia, possiamo postulare come questa tecnologia potrà essere usata in futuro esaminando alcuni dei binari di partenza che possiamo immaginare disponibili per l’effettiva dispersione di carbone o di altri agenti impiegati nelle modifiche nel 2025.

(vedi qui https://climateviewer.com/2013/11/carbon-black-dust-cloud-seeding-usaf-owning-the-weather1.jpg)

via Nogeoingegneria